Il Papa mette in riga ribelli e chiacchieroni: “Il segno dell’unità sono io”

Ci ha pensato Papa Francesco a mettere un po’ d’ordine nell’intricata vicenda delle suore americane ribelli capitanate da Florence Deacon, la religiosa francescana leader della Leadership Conference of Women Religious (Lcwr), l’organizzazione che riunisce la grande maggioranza delle suore degli Stati Uniti. Era dispiaciuta, suor Deacon, per le “gravi incomprensioni” con il Vaticano. “Preghiamo per il nuovo Papa, che quando era in Argentina probabilmente non ci ha seguito molto da vicino”, aveva detto in modo sibillino qualche giorno fa davanti alle consorelle di tutto il mondo giunte a Roma.
4 AGO 20
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Ci ha pensato Papa Francesco a mettere un po’ d’ordine nell’intricata vicenda delle suore americane ribelli capitanate da Florence Deacon, la religiosa francescana leader della Leadership Conference of Women Religious (Lcwr), l’organizzazione che riunisce la grande maggioranza delle suore degli Stati Uniti. Era dispiaciuta, suor Deacon, per le “gravi incomprensioni” con il Vaticano. “Preghiamo per il nuovo Papa, che quando era in Argentina probabilmente non ci ha seguito molto da vicino”, aveva detto in modo sibillino qualche giorno fa davanti alle consorelle di tutto il mondo giunte a Roma. Ma il Pontefice il caso lo ha studiato, e l’ha fatto capire ieri mattina, quando alle 9,30 ha preso parola nell’Aula Paolo VI per salutare le partecipanti all’assemblea plenaria dell’Unione internazionale delle Superiore generali in corso a Roma. “Che cosa sarebbe la chiesa senza di voi? Le mancherebbe maternità, affetto, tenerezza”, ha detto il Papa. “La consacrata deve essere madre e non zitella: la gioia della fecondità spirituale animi la vostra esistenza”, ha aggiunto Francesco.
Senza mai nominare il contenzioso in corso tra la Lcwr e la curia, Bergoglio ha poi ricordato alle religiose come “l’ecclesialità sia una delle dimensioni costitutive della vita consacrata, dimensione che deve essere costantemente ripresa e approfondita nella vita”. “La vostra vocazione – ha detto Francesco – è un carisma fondamentale per il cammino della chiesa, e non è possibile che una consacrata e un consacrato non ‘sentano’ con la chiesa”. Un “sentire” che per il Papa “trova una sua espressione filiale nella fedeltà al Magistero, nella comunione con i Pastori e il successore di Pietro, vescovo di Roma, segno visibile dell’unità”.
Parole chiare pronunciate davanti anche alla rappresentanza americana della Lwcr, che secondo l’ex Sant’Uffizio ha assunto da anni posizioni incompatibili con la dottrina cattolica. Un “dissenso collettivo”, si leggeva nel documento ufficiale della congregazione per la Dottrina della fede diffuso nell’aprile del 2012. Aborto, contraccezione, fine vita, messa in discussione della dichiarazione “Inter insigniores” di Paolo VI in cui si ribadiva come al centro della vita religiosa femminile dovesse esserci la messa celebrata da un sacerdote maschio: tutti temi di conflitto tra Roma e le suore ribelli. Nel suo intervento, Bergoglio ha voluto anche ribadire piena fiducia nel cardinale João Braz de Aviz, il prefetto della Congregazione per gli istituti di vita consacrata e le società di vita apostolica che domenica scorsa, parlando all’assemblea delle suore, si era mostrato perplesso sulla gestione della controversia con la Lcwr da parte della curia. “Prima di tutto ringrazio il caro fratello cardinale”, ha detto il Papa all’inizio del suo discorso.
Sempre domenica, il porporato brasiliano aveva anche raccontato come si era giunti alla nomina del francescano José Rodríguez Carballo a segretario della congregazione da lui presieduta: “Il Papa mi ha chiesto di proporgli tre nomi e di indicare tra questi il mio preferito. Io gliel’ho detto e lui ha acconsentito”. Frasi in libertà che oltretevere non tutti hanno apprezzato, ma sulle quali il Papa ha preferito soprassedere, almeno pubblicamente. Già martedì, con un comunicato della sala stampa, il Vaticano aveva smentito “l’esistenza di divergenze” tra l’ex Sant’Uffizio e il dicastero per i religiosi, ricordando come le due congregazioni collaborino strettamente “secondo le loro responsabilità specifiche”. Un’intesa confermata anche nell’incontro di lunedì tra Braz de Aviz e Müller. Che le critiche dell’ex arcivescovo di Brasilia abbiano lasciato strascichi lo confermano anche fonti della congregazione della Dottrina della fede al Global catholic network: “La materia è di esclusiva competenza nostra”.